Le prime storie di Truman Capote – Truman Capote New Book Release

Questo saggio è stato originariamente pubblicato nel numero di ottobre 1959 di Harper’s BAZAAR:

Dal diario di un signor Patrick Conway, di 17 anni, nel corso di una visita a Bruges nel 1800: “Seduto sul muro di pietra e osservato un gruppo di cigni, un’armata distesa, costeggia le curve del canale e si fondono con il crepuscolo, con le piume che fluttuano sull’acqua come gli orli degli abiti da ballo innevati.Mi sono stato ricordato alle belle donne, ho pensato a Mlle de V. e ho sperimentato uno spasmo squisito freddo, un brivido, come sebbene avessi ascoltato un poema pronunciato, una bella musica resa. Una donna bellissima, elegantemente elegante, ci colpisce come l’arte, cambia il tempo del nostro spirito, e che è una questione frivola?

Con i due cigni alla deriva su queste pagine, appare una cygnet, una nuova promessa che potrebbe un giorno guidare il gregge. Tuttavia, come generalmente ammesso, una bella ragazza di dodici o venti, mentre può meritare attenzione, non merita ammirazione. Risolvi quell’alloro per decenni quando, se ha mantenuto il peso dei suoi doni, è stata fedele ai voti che un cigno deve avere, si è guadagnata un pubblico inginocchiato; per il suo conseguimento rappresenta la disciplina, ha richiesto la pazienza di un ippopotamo, l’obiettività di un medico combinato con il coinvolgimento di un artista, uno la cui unica creazione è il suo sé deperibile. Inoltre, l’area di realizzazione deve estendersi molto oltre l’esterno. Di prima importanza è la voce, il suo timbro, come e cosa pronuncia: se è stupido, un cigno deve cercare di nasconderlo, non necessariamente dagli uomini (un pizzico di stupidità raramente diminuisce il rispetto maschile, anche se raramente, indipendentemente dal mito, lo valorizza ), piuttosto da donne intelligenti, quei brillanti dagli occhi stregati che sono contemporaneamente il nemico mortale del cigno e l’adoratore più convinto. Naturalmente la perfetta Giselle, lei di purezza più calma, è se stessa una donna intelligente. I più intelligenti sono facilmente raccontati; e non da alcun discorso sulla politica o su Proust, nessun banderillas di arguzia di intelligenza; non, anzi, dalla presenza di qualunque fattore positivo, ma l’assenza di uno: l’auto-apprezzamento. La natura stessa del suo conseguimento presuppone un certo assorbimento personale; tuttavia, se si può notare sul suo volto o nel suo atteggiamento una consapevolezza dell’impressione che fa, è come se, partecipando a un banchetto, si avesse la sfortuna di intravedere la cucina.

Per pedalare su un accordo realistico – e deve essere suonato, se non solo per la giustizia ai loro cugini di piumaggio grossolano – i cigni autentici non sono quasi mai la natura delle donne e il mondo ne è privato. Dio ha dato loro delle buone ossa; un personaggio minore, un padre, un marito, li ha benedetti con il meglio dei migliori emollienti, uno splendido conto in banca. Essere una grande bellezza, e rimanente uno è, qui, all’altitudine volata, costoso: si potrebbe fare una stima abbastanza accurata del mantenimento annuale, ma in realtà, perché scatenare una rivoluzione? E se le spese fossero tutte, una considerevole popolazione di passeri diventerebbe rapidamente cigni.

Può darsi che il cigno duraturo scivoli sulle acque del lucro liquefatto; ma questo non può spiegare la creatura stessa – il suo talento, come tutti i talenti, è composto da sostanze non acquistabili. Perché un cigno è invariabilmente il risultato dell’aderenza a qualche sistema estetico di pensiero, un codice trasposto in un autoritratto; quello che vediamo è il ritratto immaginario proiettato con precisione. Questo è il motivo per cui certe donne, pur non essendo veramente belle ma trionfano sulla semplicità, possono occasionalmente fornire l’illusione del cigno: la loro visione interiore di se stessi è così fissa, decorata con un artificio così intelligente, che ci arrendiamo alle loro pretese, anche se siamo convinti della sua genuinità. Ed esso è vera e propria; in un certo senso il cigno manqué è più seducente che naturale: dopotutto, una creazione creata dalla natura umana è di interesse umano più sottile, di fascinazione più fine, di quanto una natura si sia evoluta da sola.

Un’ultima parola: l’avvento di un cigno in una stanza inizia a suscitare in alcune persone un deciso senso di disagio. Se si crede a questi allergici al cigno, la loro ostilità non deriva dall’invidia, ma, così suggeriscono, da un’ombra di “freddezza” e “irrealtà” che il cigno lancia. Eppure non è vero che un’impressione di freddezza, di solito falsa, accompagna la perfezione? E potrebbe non essere quello che i critici effettivamente sentono è la paura? Alla presenza del molto bello, come alla presenza di un immensamente intelligente, il terrore contribuisce alla nostra reazione generale, ed è tanto lo spavento quanto l’apprezzamento che provoca il freddo da un ghiacciolo che per un attimo uccide noi quando un cigno nuota in vista.

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